D) Roberto, ci racconti intanto come mai fai l’imprenditore?
R) Certo è molto semplice: avevo 18 anni e stavo facendo il servizio militare. Un giorno mi chiama mio padre e mi chiede cosa ne pensavo in merito all’acquisto della sua attività (un commercio di abbigliamento). Gli chiedo quanto costa, lui mi riferisce, ed io gli dico sì. Semplice, a dirsi, quotidianamente una sfida, a farsi. Da allora insieme a uno dei miei fratelli inizio a prendermi cura dell’attività di famiglia, che con il suo trascorso imprenditoriale mi aveva evidentemente, sin da adolescente, interessato. Piccolo dettaglio: non avevo i soldi per comprarla, quell’attività. Ma all’epoca mi è sembrata d’istinto la risposta giusta, ed oggi ne sono ancora convinto.
D) L’interior design è oggi una della parole chiave del tuo essere imprenditore… cosa c’è dietro?
R) Probabilmente un evento, come spesso capita quando si vira nel percorso. Un giorno entra in negozio un rappresentante di tessuti, a prima vista un signor X uguale a tanti altri, che con pazienza ed eleganza passa le sue mani tra le stoffe preziose, e io ne resto incantato. Da li decido di approfondire la cosa e inizio a studiare (di sera) e frequentare corsi di interior design, fino a che questo ambito non diventa preponderante nei miei pensieri, e decido con il tempo di ampliare la zona che da quell’evento avevo aperto in negozio, dedicata ai tessuti. Ho sempre voluto pensare di andare oltre a quello che stavo facendo, cercando di migliorarmi e di evolvere continuamente verso il nuovo.
D) Nella tua professione i problemi sono all’ordine del giorno; quali sono stati quelli che ti hanno messo maggiormente in difficoltà?
R) Direi che “problema” ha assunto con il tempo nel mio vocabolario un significato sempre più sfumato. Ho pensato di avere un problema quando mi sono trovato un calo di lavoro, poi di lì a poco si è aperta una porta che mi ha consentito di uscire dal mio mercato locale e di andare all’estero a lavorare su nicchie di mercato molto preziose, e di aprirmi al confronto con culture diverse. Ho pensato di avere un problema anche quando mi sono trovato un importante aumento di lavoro, e la mia organizzazione di allora non riusciva a sostenerlo; poi questa è diventata un’occasione per snellire i processi e introdurre tecnologia che ha consentito di tagliare certi passaggi e costi. Ero certo di avere un problema quando sentivo intorno a me parlare di globalizzazione, radicale cambiamento del mercato del lavoro o mondo piatto. Col tempo, con l’apertura mentale, con la ricerca quotidiana di innovazione in quello che faccio, sono diventato consapevole delle opportunità dentro ai problemi, invece.
D) Come è organizzata la tua vita da imprenditore nella tua agenda?
R) Mi piace iniziare presto al mattino, facendo l’amministratore di Asolo Contract Srl, e finire non troppo tardi alla sera, per dedicare il giusto tempo alle mie passioni (in primis il mio cane) e alla mia famiglia. Mi piace molto la buona cucina, quella preparata nei dettagli anche nelle occasioni quotidiane e apparentemente normali, persino quando sono da solo a tavola. Per indole e anche declinazione professionale ho una cura particolare per i dettagli, perciò il mio piatto deve presentarsi sempre in maniera piacevole. Le migliori idee mi vengono sotto la doccia, forse stimolate dal connubio acqua e relax. Mentre per rilassarmi ho riscoperto la lettura, alla quale difficilmente negli spazi della mia giornata mi sottraggo.
D) E di cosa parlerà la prossima pagina del tuo libro?
R) Ho un progetto molto ambizioso da scrivere, nato ironia della sorte dalla mia ricerca della soluzione ad una problematica quotidiana: il trovare prodotti da interior design alle condizioni migliori (qualità e prezzo) in un mercato globale. L’intuizione mi è venuta leggendo (e non stranamente sotto la doccia!?!), un libro che nemmeno volevo comprare, inizialmente. Mi ha illuminato la visione di appiattimento dei mercati e contemporanea abbondanza di informazioni a disposizione degli individui. Da qui l’opportunità di rivedere ruoli e architetture della catena del valore in questo segmento, con criteri di innovazione, sostenibilità e sicurezza. Il titolo della pagina è NDI, acronimo di Network di Intelligence.
D) Lo scenario è altisonante, ma come pensi di iniziare a comporlo?
R) Ho investito vari mesi insieme ad un team di collaboratori nello sviluppo dell’idea di business, e ora sono nella fase che appena precede lo start-up. Ho grandi aspettative della rete, che secondo me ha portato al business chiarezza, nuove opportunità, convenienza sia per chi compra che per chi vende. NDI è un progetto che vuole partire proprio dal ruolo della rete, per creare nuovo valore e convenienza, combinando il modello ecommerce sia B2B che B2C in maniera nuova.
D) Se ti chiedo ”Web?” sei più creativo o imprenditore?
R)
D) I progetti nuovi sono allettanti, specie all’inizio. Cosa vedi tu nella ipotesi del loro fallimento?
R) Un fallimento secondo me è un passo avanti…
D) Roberto, che traccia ci lasci nella bacheca LSE ?
R) Sono determinato a scrivere questa nuova pagina del libro, per poi magari rilassarmi a leggerla
. Cerco un partner attivo per condividere lo sviluppo del progetto, per cui invito i lettori di LSE potenzialmente interessati a contattarmi!


















Ho avuto occazione di incontrare Roberto per caso come suo cliente e quello che mi ha colpito oltre alla sua simpatia e massima disponibilità è stata la sua capacità di innovazione, la determinazione, la correttezza e la passione in quello che fa.
In bocca al lupo Roberto e avanti tutta!
Guido Franza
Sono entrata in contatto con Roberto per l’allestimento del mio studio libero-professionale e ho trovato in lui un professionista qualificato e competente in materia di interior design. Ha avuto la capacità di capire al volo i miei gusti e di interpretarli aggiungendovi cura del dettaglio e spunti innovativi e fashion.
Caro Roberto, ancora complimenti e in bocca al lupo per il tuo nuovo progetto!
Margherita Cristofori