Oggi il sole splende sul prato della Tenuta Ca’ Tron. Forse come tutti i giorni. Lei si avvicina al tavolo con discrezione. Ha una camminata lenta, ma precisa. Come chi sa dove deve andare, ma allo stesso tempo vuole avere la possibilità di vedere chi ha di fronte.
Mentre morde una mela rosata, si siede sulla panchina, appoggia il block notes sul tavolo di legno, dopodiché lascia passare qualche secondo prima di alzare pienamente il viso e guardarci negli occhi.
In quello stesso istante arriva una conferma e una scoperta. La conferma sta nella determinazione. Il suo sguardo non tradisce un forte carattere consapevole delle proprie possibilità. Pronto ad affrontare sfide continue. La scoperta invece sta nel suo essere femminile come imprenditrice, il che vuol dire capacità organizzativa, attenzione a ciò che le accade attorno, saper fare delle scelte e soprattutto riconoscere l’importanza del dialogo. Con il proprio staff. Con i clienti. Con le persone.
L’immagine di Alessia Bellon, CEO di Logopro, è quella che si desidererebbe vedere per una donna manager. Non la caricatura di un collega maschio, ma il perfetto binomio tra ciò che rappresenta l’essere donna e il suo proficuo inserimento in una struttura aziendale.
Bastano pochi minuti per sentire dalle sue parole l’entusiasmo nel portare avanti un lavoro che le piace. Sembra trascinata da un’innata passione quando racconta dei sacrifici fatti, dei risultati ottenuti e ancor più di quelli che vuole ottenere. Lei che è figlia di un imprenditore, si ritrova a ripercorrere un cammino simile, ma allo stesso totalmente diverso. E mentre ci accenna ai servizi di grafica che forniscono alle aziende, quasi con la mente ripercorre il significato di essere imprenditori oggi, rispetto ad una generazione passata che ha fatto della propria arte, del proprio mestiere un business. Ingredienti diversi di una cultura imprenditoriale che non va disseminata. Semmai innovata.
Ora sul sorriso di Alessia c’è anche uno splendido sorriso, che forse inizialmente aveva trattenuto per mantenere una riservatezza verso chi come noi le poneva era andato lì per porle delle domande.
Su Ca’ Tron c’è ancora il sole. Anzi ora è ancora più intenso. Le parole di Alessia hanno spazzato via le poche nubi presenti. I suoi racconti hanno emanato un positivo calore. Della sua mela è rimasto solo il torsolo. Della sua presenza invece è rimasto tutto. Come il segno distintivo di un’identità aziendale. Uno dei tanti che lei e la sua squadra realizzano.
Mentre si allontana ci accorgiamo di non averle fatto nessuna domanda, ma allo stesso tempo di aver ricevuto molte risposte. Intanto il suo passo riprende convinto la strada, che Alessia si è disegnata.
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Andrea Bettini















