Premessa.
La maggior parte degli spunti per i miei brevi interventi su LSE arrivano da Twitter. Trascorro infatti le mattine – “scollinando” verso il campus – e le sere – prendendo il bus direzione Squirrel Hill – leggendo tweets. Ammetto che certe volte questa attività collaterale prende il sopravvento sul mio istinto di sopravvivenza, tendendo ad alienarmi dall’ambiente esterno e deviando la mia attenzione dal tragitto casa-università: inciampo per strada, ignoro le biciclette che sfrecciano sulla pista pedonale, il bus mi passa di fianco, si ferma, e riparte senza che io me ne accorga! ![]()
Se sono ancora vivo e’ perche’ tutto sommato ormai vado in automatico, come un robot. A proposito di robot…proprio ieri un tweet rimandava alla rubrica DANGER ROOM di Wired; oggetto: un rumour sull’imminente diffusione della tecnologia dronica (i droni sono veicoli – in particolare aerei – senza pilota) a scopi civili. Per chi ancora non lo sapesse, infatti, i droni sono la principale innovazione bellica adottata dagli Stati Uniti in Afghanistan: circa 1700 droni sorvolano ogni giorno l’Afghanistan con compiti prevalentemente di ricognizione (l’ingaggio – come si dice in gergo – avviene solo con la tele-presenza di un supervisore umano). Iran, Cina e perfino alcuni Paesi Europei (tra cui la nostra disastrata Italia) hanno o stanno sviluppando sistemi simili. Negli Stati Uniti, chiaramente il Paese piu’ all’avanguardia nel settore Difesa, si sta pensando all’impiego di UAV (Unmanned Automatic Vehicles) in scenari civili: monitoraggio di dighe, oleodotti, sorveglianza delle “zone rosse” nelle città ad alto tasso di criminalità, etc.
Non credo che questa mia rubrica rappresenti il luogo opportuno per sollevare questioni “etiche”. Si discute e sempre si discuterà di etica della guerra. Io la penso un po’ come Steven Pinker (bello l’articolo dedicatogli pochi giorni fa dal New York Times): facile ingannare il prossimo dicendo che per ottenere la pace, bisogna combattere. Non può essere questo il primo argomento. La pace va innanzitutto costruita. Chi si oppone violentemente alla politica di costruzione della pace, in secundis, va combattuto ed eventualmente annientato. Come e chi decide obiettivi, tempi e modi?…E qui il Dottor Divago si ferma e torna al tema centrale.
I droni? Non proprio. Direi, in generale, l’origine della tecnologia (non e’ nemmeno necessario scomodare la scienza).
Il vostro smartphone.
SIRI, il PDA (Personal Digital Assistant) del nuovo-fiammante iPhone 4S.
Internet (nata da fondi del DARPA – Defense Advanced Research Projects Agency).
Il mouse.
Ma anche il micro-onde per scaldarvi la cena!
Il telecomando della televisione!
Il caldo tessuto isotermico che fodera il vostro corpo contro il tagliente freddo invernale.
La carta di alluminio per improvvisarvi quaterback e lanciare il pollo arrosto a vostro fratello mentre tornate dalla rosticceria.
Gli anfibi per la ballata marziale nelle feste dark 80′s!
L’acciaio! L’acciaio, signori miei, inventato per trafiggere con precisione il nemico.
Insomma, prima o poi la tecnologia militare subisce una trasformazione e si mette al servizio del cittadino. Un fatto. Com’e’ un fatto che qualcuno trae profitto dal fornire questo servizio, certo.
Ci sono fatti che finiscono nel dimenticatoio collettivo, una specie di grande memoria selettiva che mette al riparo la società dai sensi di colpa. Questa mia paginetta serve solo come memorandum contro l’ipocrisia: la storia dimostra che l’innovazione tecnologica nasce soprattutto in territorio di guerra, dove la gente muore. Altra gente, di solito qualche anno dopo, usufruisce di tecnologia derivata da applicazioni militari per migliorare il proprio stile di vita. Non so quale morale io possa trarre da questa verità, il rischio di dire cose banali e’ dietro l’angolo. Fate vobis.
Come approfondimento e strenna natalizia, vorrei infine consigliare la lettura di un bellissimo libro uscito in edizione italiana qualche anno fa: Jared Diamond, “Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni”. Il Saggiatore, Einaudi, 1997). Se non ricordo male, si parla anche dell’acclamato compatriota Leonardo da Vinci: uno che, per vivere, costruiva macchine da guerra.
- – -
Alessandro Oltramari
Thursday 23rd February 2012














