Thursday 23rd February 2012

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A reti (sociali) unificate

di Alessandro Oltramari

Nonostante possa sembrare il contrario, non sono un amante delle novità. Certo, ne sono affascinato e me ne interesso, ma non appartengo alla schiera di scalmanati che fa la fila davanti all’Apple Store quando esce il nuovo “iQualcosa”. Non faccio neanche parte della maggioranza silenziosa e più riservata che si morde le mani seduta nervosamente sul divano a guardare gli spot dei nuovi gadget o a spulciare Internet divorando video dimostrativi, nell’attesa spasmodica di racimolare i soldi sufficienti a comprare l’oggetto del desiderio. Ahi-Pad, ahi!


Mi affeziono e sono radicalmente monogamo in tutto. Medito i cambiamenti e li rimando se non sono necessari. Quando il mio vecchio cellulare esalò l’ultimo drin, chiesi ad un amico che possedeva un modello identico e inutilizzato di prestarmelo. Ora che anche il suo clone sta tirando le cuoia, tentenno. La signora Vodafone mi ha regalato uno smartphone che si collega a Facebook con la sola pressione di un pulsante, ma sono diffidente. E poi ho già uno smartphone qui in America e si connette a tutti i social network a cui sono iscritto: Twitter, Google+, Foursquare e, per l’appunto, Facebook. Troppi? Forse. Perdita di tempo? Non sempre. Facebook è fondamentale per tenere i contatti con gli amici vicini e – specialmente nel mio caso – lontani. Twitter è una rete sociale di notizie, nel senso che gli utenti che ne fanno parte s’informano vicendevolmente su qualsiasi argomento d’interesse comune (il criterio generale con cui si sceglie un “amico” in Twitter): tutti ne hanno riconosciuto il ruolo fondamentale per il coordinamento tra i manifestanti della “Primavera araba”, tanto per fare un esempio non banale. Io, nel mio piccolo, ascolto i “cinguettii” scientifici, la cronaca politica e mi aggiorno su quello che succede a Pittsburgh e a Vicenza. Foursquare è più che altro un gioco di ruolo: entro al pub, faccio “check-in”, cioè comunico al mondo che mi trovo allo “Squirrel Hill Cafe”, magari aggiungendoci la foto di una pinta di Yuengling. All’inizio pensavo che Foursquare fosse utile a conoscere persone: tipo entro al pub (ancora!), sfodero il telefono, faccio check-in, controllo se altri clienti-utenti di Foursquare hanno fatto check-in (negli States è molto diffuso). E dopo? Beh – pensavo – ci si conosce e si fanno due chiacchiere: mai successo. Ho cominciato a conoscere gente al pub quando ho guadagnato con sudore e fatica la targhetta di “regular”. Magari il cellulare ti segnala che sei seduto di fianco ad un altro utente di Foursquare ma – almeno nel mio caso – non ti viene da attaccar bottone. Timidezza geek? Beh, ma neanche gli altri si sono fatti avanti! Una rete sociale che rende asociali? Sono antipatico a pelle? No, dai. Più che altro chi frequenta i pub o ci va con gli amici (e non ha grossi incentivi a parlare con gli sconosciuti, tanto meno se barbuti e accigliati come il sottoscritto!) oppure se ne sta in santa pace con i gomiti puntellati sul bancone a sorseggiare la propria birra! Google+, infine: sembrava destinato a sbaragliare ogni concorrenza tra le social networks ma, come altre invenzioni recenti dei ragazzi di Palo Alto (vogliamo parlare di Buzz?), credo sia già sulla via del tramonto. Ne faccio parte ma non vi accedo quasi mai. Oggi, poiché il “capo” di LSE mi ha intimato, “questo mese scrivi un articolo sulle social networks” ho dato un’occhiata al mio profilo, trovandoci un sacco di notizie di un certo Brad Acker (professione tuttologo) e gli aggiornamenti del mio collega canadese, simpatici ma, insomma…“canadesi”!


La proliferazione di reti sociali è un problema, cari (2 o 3) lettori! Voglio un solo profilo che propaghi il mio status update per tutta la Rete! Avevo salutato Google+ come una sorta di gigante divoratore in grado di inglobare le altre social networks perché sono stanco della schizofrenia reticolare! Invece sono obbligato a curarmi con TweetDeck, utile app che accentra gli aggiornamenti di tutte le reti sociali in una sola interfaccia. A pensarci meglio, apps come TweetDeck sono la cosa migliore, visto che il monopolio di un social network su tutte gli altri non è auspicabile.


W l’unificazione dal basso! Voglio twittare a Facebook che ho fatto check-in su Foursquare usando Google+! Quindi, o sviluppatori, sviluppate! Insidiate le piovre giganti sociali con le vostre applicazioni!
“Quest’articolo si autodistruggerà in 5 secondi” (feat. “Mission Impossible”). Spero comunque, tra il serio e il faceto, di aver risposto alla domanda che mi sono posto (!) prima di iniziare a scrivere: a cosa servono tutte queste reti sociali? Dici a me? Ehi tu, dici a me (feat. “Taxi Driver”)? No, tranquilli non ho bevuto niente. E’ solo mezzogiorno e mezzo: anzi, vado a scongelare il minestrone amorevolmente preparato da mia moglie! Alla prossima!


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